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Agrivoltaico: il sistema fotovoltaico in agricoltura

Agrivoltaico pannelli su colture
Agrivoltaico pannelli su colture

Agrivoltaico: il sistema fotovoltaico in agricoltura!

L’Agrivoltaico è un sistema per produrre energia elettrica occupando la stessa superficie delle coltivazioni! Questo sistema serve a sfruttare al meglio lo spazio delle campagne, senza impattare il corretto sviluppo delle colture.

L’Italia per conformazione geografica è un paese che non può vantare distese pressoché illimitate che possono essere adibite a sistemi fotovoltaici, limitando la possibilità di produzione possibile. Questo sistema potrebbe essere un sistema per rendere più efficiente la superficie disponibile!

Questo sistema ha grandi vantaggi, ma esperti nutrono ancora dei dubbi a riguardo.

Cos'è l'Agrivoltaico?

L’agrivoltaico è un sistema di pannelli solari che possono essere installati al di sopra di campi coltivati in modo da garantire la corretta crescita delle colture, ma permettendo allo stesso tempo di sfruttare queste superfici per generare energia rinnovabile e green.

Semplificando, si può riassumere questo sistema a delle strutture, spesso automatizzate, dotate di pannelli fotovoltaici che si collocano al di sopra dei campi coltivati. Il pannello produce ovviamente energia elettrica e, essendo spesso automatizzato può anche muoversi garantendo l’inclinazione dei raggi solari.

Il PNRR del 2021, il piano ambizioso di Ripresa e Resilienza include all’interno fondi e piani per l’installazione di questi sistemi sul suolo italiano. Saranno installati pannelli agrivoltaici per 1,5 GW entro l’anno 2030.

Quali sono i vantaggi?

I vantaggi sono multipli, anche per le colture stesse infatti questi pannelli, che fungono anche come coperture per i raggi solari possono:

ridurre la richiesta idrica: generando ombra questi pannelli possono abbassare la temperatura al suolo e ridurre l’evaporazione delle acque nel terreno;
funzione di sostegno delle piante: I tralicci della strutture possono anche essere le strutture a cui le piante possono aggrapparsi e fornire un sostegno ad esse. Alcune coltivazioni infatti necessitano di sostegni per migliorare la produzione;
regimentazione delle acque piovane: infatti possono regolamentare l’acqua piovana, garantendo livelli più costanti e meno picchi;
protezione dalla grandine: infine queste strutture proteggono le colture dalla grandine, responsabile della distruzione di molti raccolti.

Oltre a ciò va ovviamente aggiunto il fatto che questa struttura garantisce la generazione di energia:
Green
Rinnovabile
• Da territori che altrimenti non sarebbero in grado di generare energia.

Perché l'Agrivoltaico in Italia?

L’Italia è decisamente un territorio in cui l’Agrivoltaico potrebbe essere più efficace in quanto per la conformazione geografica non si dispone di ampi territori adatti a sistemi fotovoltaici. Il 41,8% della superficie territoriale italiana è occupata da colture.

La posizione della nostra nazione ci garantisce l’intensità solare più alta d’Europa, dopo la Spagna.

Rendimento Impianti fotovoltaici in Italia (in kWh/1kWp)

Nord

1000/1200

Centro

1200/1300

Sud e Isole

1400/1500

Tale intensità renderebbe possibile raggiungere il 50% degli obiettivi del Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima se solo si dotasse lo 0,32% dei terreni agricoli italiano di un sistema Agrivoltaico.

Quali sono le opinioni?

Nonostante i benefici ci sono ancora opinioni contrastanti a riguardo. C’è chi si esprime più cautamente, sottolineando che i pannelli fotovoltaici potrebbero essere installati in primis sugli edifici, non andando ad impattare sulle colture italiane, in quanto potrebbero risentire di una diminuzione della produzione. Questo porterebbe a un ulteriore aumento del prezzo delle materie prime, già altissime per il conflitto in Ucraina.

Sarebbe quindi meglio preferire gli edifici, per l’installazione di impianti fotovoltaici, che garantiscono molte meno controindicazioni.

Altre esperti, invece, si sono detti favorevoli a questi impianti, che potrebbero rendere le aziende agricole più indipendenti a livello energetico, anche facendo un allaccio della luce con la linea nazionale.

Fonte: https://energia-luce.it/news/agrivoltaico/

Superbonus 110 2022: cosa cambia nel nuovo anno

superbonus 110 2022
superbonus 110 2022

Superbonus 110 2022: scopriamo assieme come cambia l'incentivo in questi mesi

Il Superbonus 110, in questo periodo, è stato oggetto di molteplici modifiche che hanno inciso in particolar modo sulle date di proroga, sulla cessione del credito e sui massimali dei prezzi. Faremo un breve escursus nell’argomento per capire cosa si può attualmente fare e cosa non si può fare.

La proroga del Superbonus 110 con la Legge di Bilancio 2022

I primi significativi cambiamenti sono stati introdotti con la Legge di Bilancio per il nuovo anno, L. 234/2021. Il Superbonus come sappiamo è stato prorogato fino al 31 dicembre 2022 per le singole unità immobiliari, a patto che almeno il 30% degli interventi previsti sull’edificio da riqualificare vengano effettuati entro il 30 giugno 2022.

Il Superbonus 110 dedicato ai condomini, invece, è stato prorogato, senza cambiamenti, fino al 31 dicembre 2023. Negli anni successivi al 2023 la percentuale di detrazione del bonus scenderà: al 70% nel 2024 ed al 65% nel 2025.

Dal 2022 le detrazioni vengono ripartite in 4 anni e non più in 5 (rimangono ripartite in 5 anni quelle per gli interventi realizzati fino al 31 dicembre 2021).

Anziché optare per la riscossione delle detrazioni nella dichiarazione dei redditi, chi ha diritto ad accedere al Superbonus 110, può optare per la cessione del credito o lo sconto in fattura.

Restano invariati i requisiti d’accesso: miglioramento di almeno 2 classi energetiche e applicazione di almeno uno dei 3 interventi traino (coibentazione delle superfici, sostituzione della caldaia con pompa di calore, intervento antisismico). Rientrano negli interventi trainati, oltre a tutti gli interventi previsti per gli anni precedenti, l’installazione di impianti fotovoltaici fino a 200kw per le comunità energetiche, l’installazione di impianti fotovoltaici fino a 200kw, interventi di rimozione delle barriere architettoniche.

Il Decreto Sostegni Ter e successive modifiche

Qualche settimana dopo l’entrata in vigore delle modifiche al Superbonus, il Governo è intervenuto nuovamente in materia nel Decreto Sostegni Ter (DL 4/2022) per contrastare le numerose frodi ai danni dello Stato che nel frattempo sono state scoperte.

Il Decreto è intervenuto sulla cessione del credito, prima possibile senza limitazioni nel numero di cessioni, riducendola ad una sola cessione. Tuttavia, questa soluzione è stata poi superata con un successivo decreto che ha portato le cessioni possibili ad un numero di 3.

Visto di conformità e congruità delle spese: i nuovi prezzi di riferimento

Per limitare le frodi contro lo Stato, il Governo era già intervenuto a novembre 2021 con il Decreto Antifrode (DL 157/2021) al quale era seguita la circolare dell’Agenzia delle Entrate 16/E/2021 che ha previsto l’introduzione della certificazione di congruità delle spese sui lavori con il dovere di rispettare i costi massimi per tipologia di intervento basandosi sul Decreto Requisiti tecnici (DM 6 agosto 2020), nel caso di lavori con data inizio lavori a partire del 6 ottobre 2020. Il visto di conformità, prima previsto solo per chi optava per la cessione del credito e dello sconto in fattura, è previsto per tutti coloro che ricorrono al Superbonus.

Con il Decreto Prezzi (non ancora pubblicato in Gazzetta Ufficiale) verranno modificati ed aumentati del 20% i massimali di prezzo dei materiali contenuti nel DM 6 agosto 2020, per far fronte ai rincari delle materie prime intervenuti in questi mesi.

Nuovi cambiamenti nella cessione del credito

Il Consiglio dei Ministri del 18 febbraio 2022 ha iniziato a ritoccare nuovamente il numero delle cessioni del credito divenute ora tre (e non più una sola).

La prima cessione è libera. Tuttavia, le due cessioni successive alla prima possono essere effettuate soltanto a favore di banche e intermediari finanziari, società appartenenti ad un gruppo bancario o imprese di assicurazione autorizzate ad operare in Italia.

Inoltre, non possono più esserci cessioni parziali in quanto in seguito alla prima comunicazione dell’opzione di cessione del credito o sconto in fattura, l’Agenzia delle Entrate emetterà un codice univoco che consentirà la tracciabilità delle cessioni successive di quel credito. L’Agenzia delle Entrate dovrà emanare un apposito provvedimento in merito.

Infine, sono state introdotte alcune novità in merito alle sanzioni per i professionisti: i tecnici abilitati che indicano informazioni false o omettenodi inserire alcune informazioni nelle dichiarazioni di asseverazione o che attestano falsamente la congruità delle spese possono essere puniti con la reclusione da 2 a 5 anni e con una multa che va da 50mila a 100mila euro (aumentabile nel caso in cui il fine sia conseguire un ingiusto profitto per sé o per altri).

Cosa cambia per Edilvi?

La nostra azienda, per tutelare il proprio operato, il proprio know how, i tecnici abilitati ed i propri clienti si sta tenendo costantemente aggiornata sulle normative da applicare, facendo fronte ai cambi operativi dettati dalle stesse come sempre fatto anche in passato. L’esperienza acquisita, fin dal 2017, in merito agli incentivi ed all’operatività come general contractor, ci consente di adeguare in modo rapido i nostri sistemi di lavoro.

Un plauso particolare va ai collaboratori di Edilvi che stanno seguendo l’evoluzione normativa attraverso la formazione continua consentendo così di mantenere l’operatività aziendale sia nella progettazione, che nelle fasi di cantiere, che nella conduzione della parte amministrativo-burocratica.

Per quanto riguarda le commesse, al fine di assicurare l’avvio ed il completamento nei tempi concordati degli interventi di riqualificazione già contrattualizzati, cominceremo a prendere in considerazione nuove richieste di interventi da effettuarsi nel 2023, e quindi solo per i condomini, a partire dalla seconda metà dell’anno. Le richieste per le singole unità immobiliari verranno al momento congelate in attesa di capire se il Superbonus 110 dedicato sarà rinnovato anche nel 2023 oppure no.

Ci scusiamo pertanto sin d’ora con tutte le persone che ci contatteranno ma cui chiederemo di risentirci verso l’estate (per i condomini) e verso fine anno (per le singole unità immobiliari).

*Articolo aggiornato il 28 febbraio 2022 in seguito alle modifiche intervenute dopo la pubblicazione della prima versione del 22 febbraio 2022.

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Come creare una comunità energetica e da quali elementi è formata

come creare una comunita energetica
come creare una comunita energetica

Come creare una comunità energetica e da quali elementi è formata

Ritorniamo per la terza settimana consecutiva sulla comunità energetica. Dopo aver dato uno sguardo generale nel primo articolo ed aver approfondito la normativa italiana di settore affrontiamo oggi l’argomento: come creare una comunità energetica e da quali elementi è formata.

Sappiamo già che la comunità energetica è una persona giuridica senza fini di lucro che ha come obiettivo principale quello di ridurre il costo dell’energia per i consumatori che partecipano alla comunità stessa. Sappiamo, inoltre, che la comunità energetica può essere formata da privati, case singole, condomini, aziende, associazioni che mettono in comune l’energia attraverso soluzioni di prossimità (nel caso in cui siano tutte vicine alla stessa cabina di trasformazione di medio/bassa tensione) o soluzioni di comunità virtuale. Nella comunità energetica ci sono individui che producono e consumano energia (prosumer) e individui che, invece, partecipano solo come consumatori.

Le comunità energetiche, dunque, diventano delle vere e proprie governance locali a responsabilità diretta in cui cittadini, imprenditori, associazioni condividono principi, regole, procedure e risorse con l’obiettivo di autogestire l’energia (sharing resources).

Come creare una comunità energetica: alla base della sharing economy

Come è fatta una comunità energetica?

La comunità energetica è composta di tre livelli:

    • abitazione – smart home;
    • edificio e reti di edifici;
    • comunità.

Si parte, dunque, dalla Smart Home, una casa di ultima generazione, altamente efficiente dal punto di vista energetico con al suo interno un “energy box”, ovvero un dispositivo che integra diversi sensori, inseriti nelle diverse stanze, e consentono di facilitare la gestione dell’abitazione stessa. Grazie all’energy box è possibile gestire la casa da remoto monitorando, in ogni istante, gli andamenti ed i consumi energetici della stessa. Tramite un sistema informatico è possibile, per i proprietari dell’abitazione e per una eventuale Energy Service Company che ne gestisce i consumi, visualizzare i grafici di ogni sensore tramite app e servizi aggiuntivi). I dati che l’energy box raccoglie vengono condivisi in un apposito cloud che funziona come aggregatore.

Nella seconda fase i dati raccolti dagli energy box delle singole abitazioni vengono organizzati e raggruppati in big data che consentono analisi, elaborazioni, sincronizzazione e possibilità di effettuare diagnosi da remoto, nonché di organizzare la manutenzione predittiva o di intervenire in tempi brevissimi in caso di guasti.

Un utente aggregatore può, quindi, vedere tutti i dati aggregati delle smart home da monitorare attraverso un’apposita interfaccia grafica. Anche gli utenti delle singole abitazioni possono visualizzare i dati della loro abitazione ed addirittura confrontarli con i dati di consumo di altre abitazioni simili che fanno parte dello stesso edificio/sistema. L’utente aggregatore, infine, può trasmettere le informazioni di tutti gli edifici connessi alla comunità energetica.

La comunità energetica, a questo punto, può condividere l’energia e risalire a tutte le informazioni utili per una gestione efficiente ed efficace.

Come creare una comunità energetica: la centralità dei big data

La governance della comunità energetica e la figura del facilitatore di comunità energetica

Tutti i membri della comunità energetica, che hanno come fine la sostenibilità energetica della comunità stessa, possono fare leva sulle istituzioni locali affinché adottino soluzioni energetiche sostenibili per tutto il territorio. Possono indicare anche le nuove tecnologie adottate nelle strutture residenziali al fine di promuoverne l’adozione in tutto il quartiere.

Per raggiungere questi obiettivi le comunità energetiche possono avvalersi dell’aiuto di una nuova figura professionale, il facilitatore di comunità energetica, che ha proprio il compito di co-progettare la governance della comunità assieme ai cittadini portatori di interesse.

come creare una comunita energetica governance sostenibile

I vantaggi della comunità energetica

Chiudiamo questa prima panoramica sulle comunità energetiche ricordando che le stesse si ispirano agli obiettivi dell’Agenda 2030 dell’ONU e del Green New Deal dell’Unione Europea.

I vantaggi che le comunità energetiche producono sono numerosi e contribuiscono proprio alla realizzazione degli obiettivi stabiliti dalle organizzazioni nazionali ed internazionali in fatto di lotta al cambiamento climatico, sostenibilità, lotta alla povertà. Elenchiamo di seguito i vantaggi principali:

    • risparmio economico e benefici ambientali quali:
      • risparmio in bolletta sulle componenti variabili della stessa;
      • valorizzazione dell’energia autoprodotta grazie al riconoscimento di un guadagno;
      • agevolazioni fiscali (50% detrazioni fiscali per le persone fisiche, 130% superammortamento per le persone giuridiche);
      • riduzione degli impatti ambientali degli edifici;
    • contrasto alla povertà energetica:
      • si stima che in Italia 4milioni di persone, nel 2018, non abbiano potuto acquistare l’energia minima per alimentare gli impianti delle abitazioni, perciò, accedere ad una comunità energetica consentirebbe a queste persone di accedere all’energia a prezzi di molto inferiori a quelli del mercato libero;
    • risparmio energetico ossia riduzione dei consumi energetici:
      • con interventi gestionali da parte dell’utente attraverso sistemi di building automation;
      • con interventi di tipo impiantistico che introducono tecnologie più performanti;
    • maggior diffusione dell’economia collaborativa (sharing economy) con condivisione di beni e servizi, collaborazione tra cittadini, scambio.
come creare una comunità energetica: i vantaggi

Conclusioni sulla comunità energetica rinnovabile

La comunità energetica rende l’accesso ai beni ed ai servizi prioritario rispetto al possesso degli stessi. Grazie alla volontà dei singoli cittadini che possono unirsi per soddisfare uno specifico bisogno, a piattaforme di collaborazione per la gestione dell’energia, ed alla possibilità stessa di condividere l’energia si creeranno buone pratiche e casi studio replicabili che consentiranno di ottenere benefici ad ogni livello di organizzazione amministrativa.

Il ruolo di Edilvi come ESCo nella comunità energetica

Edilvi, in quanto ESCo, non può diventare socia della comunità energetica. Il suo ruolo, come quello delle altre ESCo, è, tuttavia, quello di appoggiare la comunità energetica come soggetto responsabile tecnologico ovvero come soggetto competente che può fornire servizi legati alle energie rinnovabili, alle nuove tecnologie da installare nelle abitazioni (esempio la building automation), alla realizzazione di smart home, alla promozione dell’autoconsumo, dell’autoconsumo collettivo e della fornitura di software dedicati per la gestione energetica.

Per saperne di più sui servizi che possiamo offrire alla comunità energetica scrivici tramite il form che trovi qui sotto!

Comunità energetiche rinnovabili come funziona la normativa italiana in materia

Comunita energetiche rinnovabili persone con stessi obiettivi sociali
Comunita energetiche rinnovabili persone con stessi obiettivi sociali

Comunità energetiche rinnovabili come funziona la normativa italiana in materia

La scorsa settimana abbiamo spiegato che cos’è una comunità energetica, quante tipologie ne esistono, e perché la comunità energetica sarà il futuro della transizione energetica ed ecologica. Riprendendo molto in breve quanto abbiamo già riportato nel precedente articolo sappiamo che la comunità energetica, in Italia, è stata regolamentata dall’art. 42 del Decreto Milleproroghe convertito in Legge n. 8/2020.

Comunita energetiche rinnovabili: impianto fotovoltaico

Che cosa prevede l’art. 42 del Decreto Milleproroghe?

L’art. 42, innanzitutto, stabilisce la definizione di autoconsumo collettivo. L’autoconsumo collettivo è praticabile da una pluralità di consumatori di energia all’interno di un edificio in cui sono presenti uno o più impianti alimentati esclusivamente con fonti energetiche rinnovabili. Questi impianti sono di proprietà dei proprietari dell’edificio e possono arrivare fino a massimo 200kw di potenza installata.

I proprietari degli impianti e produttori di energia, prosumer, nonché i consumatori che fanno parte dello stesso edificio possono utilizzare le reti di distribuzione già esistenti o forme di autoconsumo virtuale per condividere l’energia prodotta dagli impianti. L’autoconsumo energetico può essere gestito in autonomia da un singolo condominio e/o edificio.

La comunità energetica, che dev’essere per forza un soggetto giuridico (sotto forma di onlus o associazione in quanto attività non a fine di lucro), assorbe, in una fase successiva, l’autoconsumo collettivo e consente ai condomini di associarsi alla comunità energetica.

La comunità energetica è formata da consumatori che si trovano nella stessa rete elettrica a bassa tensione collegata alla medesima cabina di trasformazione di media/bassa tensione.

Comunita energetiche rinnovabili: incentivi e risparmio

Sono previsti incentivi per la comunità energetica e l’autoconsumo collettivo?

Si. L’installazione di un impianto fotovoltaico, per esempio, rientra tra gli incentivi previsti dall’Ecobonus e dal Superbonus 110% fino ad un massimo di 20kw installati. L’energia prodotta da questi 20kw va ceduta al GSE – Gestore dei Servizi Energetici. In questo caso il riferimento normativo è il Decreto Rilancio.

Tornando al Decreto Milleproroghe, il Governo ha previsto per ogni impianto installato dopo il 01 marzo 2020 una tariffa incentivo (cumulabile con le detrazioni fiscali appena indicate) che riconosce:

    • 100€/MWh per l’autoconsumo collettivo che avviene nello stesso edificio o condominio;
    • 110€/MWh per l’energia residua che non viene consumata con l’autoconsumo e viene condivisa tramite la CER, ossia la comunità energetica che viene costituita tra prosumer e consumatori che appartengono alla stessa cabina elettrica di media/bassa tensione
    • 10€/MWh di restituzione sulle voci in bolletta per l’autoconsumo collettivo;
    • 8€/MWh di restituzione sulle voci in bolletta per l’energia condivisa tramite la comunità energetica;
    • 50€/MWh di remunerazione per l’energia immessa in rete dalla comunità energetica

per una somma di benefici pari a circa 150-160€/MWh.

comunita energetiche rinnovabili: batterie di accumulo energetico

Come superare la non programmabilità delle fonti rinnovabili

L’energia prodotta dagli impianti fotovoltaici, essendo dipendente dalla presenza o meno della luce solare, è soggetta a non programmabilità. Cosa significa non programmabilità?

Significa che l’energia viene prodotta solamente durante le ore di luce e nelle giornate in cui il sole fa capolino. Di notte, gli impianti fotovoltaici non producono energia, e nelle giornate in cui le nuvole coprono il sole viene prodotta meno energia (sebbene gli impianti di ultima generazione siano in grado di ricavare lo stesso energia solare). Succede, quindi, che la produzione di energia elettrica tramite gli impianti fotovoltaici sia intermittente e soggetta a casualità. Si rende necessario accumulare l’energia che viene prodotta in più durante le ore di luce, e non consumata, in apposite batterie di accumulo energetico. Grazie alle batterie di accumulo l’energia viene immagazzinata e può essere recuperata per i momenti in cui l’impianto fotovoltaico non produce direttamente energia.

Proprio attraverso le batterie di accumulo si riesce a superare la non programmabilità. Le batterie, infatti, consentono di stabilizzare l’energia che viene prodotta e consumata dai singoli edifici, senza disperdere energia inutilmente nelle ore in cui c’è una grande produzione data dalla presenza del sole e riutilizzandole principalmente di notte o nelle ore in cui c’è meno luce.

La stabilizzazione dell’energia negli edifici consente, inoltre, di stabilizzare l’energia immessa nella comunità energetica e nel mercato dell’energia stessa evitando così sprechi.

Anche le batterie di accumulo energetico sono comprese negli incentivi fiscali come il Superbonus 110%.

comunita energetiche rinnovabili servizi edilvi

Anche Edilvi verso la comunità energetica

In vista della diffusione delle comunità energetiche tutte le abitazioni di nuova costruzione e gli edifici privati e pubblici di cui curiamo la riqualificazione vengono dotati di impianto fotovoltaico con batteria di accumulo energetico, oltre che di impianti di building automation per la gestione da remoto dell’energia e la sensibilizzazione, attraverso appositi alert, di comportamenti utili a promuovere comportamenti efficienti delle singole persone.

Le abitazioni di Edilvi, dunque, sono già in grado di produrre autonomamente energia, di stoccarla nella batteria di accumulo energetico (che va a sopperire la produzione di energia mancante nelle ore notturne riducendo quindi il ricorso all’utilizzo di energia proveniente del mercato libero) e, in un prossimo futuro, potranno essere un importante stimolo per avviare, in ogni singolo quartiere, comunità energetiche efficienti che abbasseranno l’impatto dell’energia proveniente da fonti non rinnovabili, la produzione di CO2 e contribuiranno a ridurre le persone che si trovano in situazioni di povertà energetica.

Edilvi, in quanto ESCo – Energy Service Company, non potrà esser socia della comunità energetica ed il ruolo che potrà assumere sarà, dunque, quello di soggetto responsabile tecnologico per la fornitura di servizi specifici quali:

    • l’erogazione di servizi relativi all’energia da fonti rinnovabili;
    • l’installazione di sistemi di building automation per i soci della comunità;
    • la realizzazione di smart home;
    • la promozione dell’autoconsumo individuale per ogni singolo edificio;
    • la promozione dell’autoconsumo collettivo nei condomini;
    • la messa a disposizione di specifici software per la creazione della comunità energetica e la gestione dell’energia.

Per saperne di più sulla comunità energetica rinnovabile e sui servizi che Edilvi può mettere a disposizione della stessa contattaci tramite il form qui sotto!

Cos’è una comunità energetica? Nuovi modelli di Green Economy e transizione energetica

Cos'è una comunità energetica
Cos'è una comunità energetica

Cos’è una comunità energetica? Nuovi modelli di Green Economy e transizione energetica

In questo particolare periodo storico stiamo assistendo ad un’anomala crescita dei prezzi delle materie prime che ha portato ad ottobre 2021 ad un rincaro di circa il 10% dei costi in bolletta (al netto delle misure introdotte dal Governo per mitigare i balzi dei prezzi delle materie prime, in particolare del gas metano).

Per i cittadini, quindi, i costi diventano più difficili da sostenere. Tuttavia, oggi è possibile iniziare a pensare a soluzioni strategiche che nel lungo periodo consentiranno di ridurre i consumi, ottenere benefici in termini di servizi, e combattere le situazioni di povertà energetica (solo in Italia, nel 2018, si stimano 4 milioni di cittadini in situazioni di povertà energetica che non riescono ad acquistare l’energia minima per riscaldarsi o illuminare le abitazioni – fonte dati ENEA).

Stiamo parlando della comunità energetica e dell’autoconsumo collettivo, due possibilità introdotte dalla Direttiva UE 2018/2021, dalla Direttiva UE 2019/944 e dall’art. 42 bis del Decreto Milleproroghe Legge n.8/2020.

Comunità energetica: persone che condividono gli stessi obiettivi

La comunità energetica ed il ruolo centrale del cittadino per la sostenibilità: il prosumer

Comunità energetica ed autoconsumo collettivo sono due dei punti cardine della transizione energetica e della green economy. Il principio base che anima la comunità energetica e l’autoconsumo collettivo è la volontà delle persone di mettere in comune l’energia autoprodotta derivante da fonti energetiche rinnovabili, come ad esempio gli impianti fotovoltaici.

Troviamo esempi di prime comunità energetiche in Italia in piccoli paesini delle Alpi che, a fine ’800 iniziarono ad autoprodurre l’energia per sostentare il paesino attraverso sistemi di centrali idroelettriche.

Oggi, la comunità energetica nasce da un insieme di cittadini che si riuniscono per acquistare rilevanza nel settore energetico attraverso azioni dirette e partecipate al fine di rendere la società in cui viviamo, più sostenibile. Ad animare una comunità energetica, infatti, è sempre il fine sociale e non economico.

Il cittadino, in questi casi, non è più solo un consumatore ma diventa un attore diretto per la creazione e lo scambio di energia da fonti rinnovabili. Si parla di prosumer: produttore e consumatore di energia, allo stesso tempo.

Comunità energetica: gli impianti fotovoltaici

Cosa fa un prosumer e perché è centrale nella formazione della comunità energetica?

Il cittadino prosumer si differenzia dalle altre figure presenti nel mercato dell’energia in quanto partecipa direttamente alle diverse fasi del processo produttivo dell’energia:

    • Possiede un impianto di produzione di energia, come, ad esempio, un impianto fotovoltaico;
    • Consuma una parte di energia che produce;
    • Immette la quota che non consuma in rete, a consumatori fisicamente vicini, oppure la immagazzina in un serbatoio di accumulo energetico per poi rilasciarla alle unità di consumo nel momento più opportuno (per lo scambio energetico tra prosumer e consumatori è necessario che gli stessi si trovino sotto la medesima cabina di trasformazione di media/bassa tensione).

Quando sono presenti più prosumer o più consumatori in un edificio dotato di impianti alimentati esclusivamente con fonti energetiche rinnovabili parliamo di autoconsumo collettivo.

L’autoconsumo collettivo consiste, quindi, nel consumare nelle vicinanze del punto di produzione dell’energia l’energia stessa.

Con la diffusione degli impianti fotovoltaici, il principio dell’autoconsumo (prima individuale e poi collettivo) sta sempre più prendendo piede tanto che più impianti vicini consentono di mettere in comune produzione e consumo di energia all’interno di quartieri o di distretti produttivi. La possibilità di produrre e consumare energia nel medesimo territorio ha portato alla nascita delle comunità energetiche.

Comunità energetica: edifici produttori di energia

Il passaggio successivo: la nascita della comunità energetica.

Più utenti dello stesso territorio che:

    • Condividono l’obiettivo di produrre, consumare e gestire l’energia attraverso uno o più impianti;
    • Condividono l’obiettivo di fornire energia ai membri della propria comunità a prezzi più accessibili rispetto a quelli del mercato libero;
    • E che decidono di aderire volontariamente ad un contratto;

formano una comunità energetica.

La comunità energetica, secondo la regolamentazione data dall’Unione Europea e dal Decreto Milleproroghe, è un soggetto giuridico basato sulla partecipazione aperta e volontaria dei cittadini. Avendo come scopo ultimo il raggiungimento di benefici ambientali, economici e sociali per i propri soci e per il territorio in cui opera (e non il profitto) si deve configurare come una associazione NO PROFIT.

Di fatto la comunità energetica è una forma di governance locale a responsabilità diretta formata da:

    • Cittadini,
    • Imprenditori,
    • Associazioni,

che condividono:

    • Principi,
    • Regole,
    • Procedure,
    • Risorse,

al fine di raggiungere l’autogestione energetica e la remunerazione dell’energia prodotta in più e reimmessa in rete, per il benessere collettivo (risorse condivise, sharing resources).

Alle comunità energetiche non possono partecipare, come soci, né le società del settore energetico né le ESCo. ESCo e aziende del settore energetico, tuttavia, possono dare servizi di fornitura e di infrastruttura.

Esistono due tipi di comunità energetiche: le CER e le CEC.

Le CER si caratterizzano per l’autonomia dei membri, per la prossimità con gli impianti di generazione, per la possibilità di gestire più forme di energia se generate da fonti rinnovabili (elettricità, calore e gas).

Le CEC, invece, non prevedono l’autonomia dei membri, la prossimità con gli impianti di generazione e possono gestire solo l’elettricità, prodotta da fonte rinnovabile e fossile.

I prosumer ed i consumatori delle comunità energetiche possono utilizzare le reti di distribuzione già esistenti ed anche forme di autoconsumo virtuale.

Andremo a vedere nello specifico come si configura una comunità energetica in un ulteriore articolo che pubblicheremo nelle prossime settimane.

Noi di Edilvi riteniamo che la comunità energetica sia il futuro nel campo della green economy, della riqualificazione degli edifici esistenti (sia privati che pubblici) e delle costruzioni innovative.

Ti invitiamo, quindi, a continuare a seguirci se sei interessato ad approfondire l’argomento.

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